Aspetti tecnici e legislativi dei reati e delle frodi alimentari.

La frode è intesa come condotta il­lecita dettata da intenzione dolosa e tale da creare danno ad altri. Nel set­tore alimentare sono considerate con­dotte illecite quelle che ledono i diritti legali e commerciali (contrattuali/ patrimoniali) del consumatore.

Il reato di frode è stato inserito nel D. Lgs. n. 231/2001, insieme ad altri reati di natura industriale, tra i presupposti atti a determinare la concorrente re­sponsabilità amministrativa dipenden­te dal reato, della persona giuridica cioè della società/azienda che accoglie l’agente del reato stesso.

Quando si parla di frodi alimentari si fa riferimento alla produzione, tra­sformazione, distribuzione e quindi al commercio di alimenti non conformi alla normativa vigente.

Le frodi alimen­tari si dividono in due tipologie:

FRODI SANITARIE che consisto­no nel ledere i diritti legali del consu­matore e quindi nel rendere nocive le sostanze alimentari, attentando e leden­do la salute del consumatore (art.32 Costituzione – Tutela della salute pub­blica): possono essere commesse da “chiunque detiene per il commercio o pone in commercio o distribuisce per il consumo, acque, sostanze o cose da altri avvelenate, adulterate o contraffatte in modo pericoloso per la salute pub­blica”.

FRODI COMMERCIALI che le­dono i diritti contrattuali e patrimo­niali del consumatore. Si tratta di reati compiuti da chi nell’esercizio del commercio “consegna all’acquirente una cosa per un’altra o diversa da quella dichiarata o pattuita per origine, pro­venienza, qualità o quantità”. In tal modo non si rendono “nocive” le so­stanze alimentari, ma si realizza un in­ganno ed illecito profitto a danno del consumatore.

L’approccio al sistema sanzionatorio delle frodi alimentari penalmente rile­vanti si lega alla riconducibilità delle trasgressioni a tre diversi livelli:

  • il primo livello (Reati di pericolo concreto = nocività) riguarda la disci­plina prevista dagli articoli 439, 440, 442, 444, 452, 514, 515, 516, 517, del Codice penale;
  • il secondo (Reati di pericolo potenziale=PERICOLOSITA’) riguar­da la Legge n. 283/1962 inerente la disciplina igienico-sanitaria della pro­duzione e della vendita delle sostanze alimentari;
  • il terzo riguarda le normative speci­fiche di settore che disciplinano la com­posizione e le modalità di conservazione dei prodotti alimentari.

CODICE PENALE

Reati di pericolo concreto (nocività)

Art. 439: avvelenamento di acque o di sostanze alimentari

Art.440: adulterazione e contraffa­zione di sostanze alimentari

Art.441: adulterazione e contraffa­zione di altre cose in danno della pub­blica salute

Art.442: commercio di sostanze ali­mentari contraffatte o adulterate

Art.444: commercio di sostanze ali­mentari nocive

Art.452: delitti colposi contro la sa­lute pubblica

Reati di pericolo concreto (inganno ed illecito profitto)

Art.514: frodi contro le industrie nazionali

Art.515: frode nell’esercizio del commercio

Art.516: vendita di sostanze alimen­tari non genuine come genuine

Art.517: vendita di prodotti indu­striali con segni mendaci

Art.517 bis: circostanza aggravante.

Il Codice penale riguarda i reati di pericolo concreto (nocività) commes­si mediante frode sanitaria o commer­ciale (inganno e illecito profitto) ed infatti punisce le condotte illecite di adulterazione, contraffazione e sofisti­cazione di sostanze alimentari atte a produrre danni alla collettività.

Le disposizioni della Legge n. 283/62 (art.5) sanzionano invece le viola­zioni (reati di pericolo potenziale = pericolosità) quindi le condotte ille­cite di alterazione delle sostanze ali­mentari concernenti la genuinità (sostanza alimentare che contiene con la max. esattezza le sostanze o i loro quantitativi previsti da natura o disci­plinare, e che non contiene additivi vietati), l’integrità (stabilità della com­posizione biologica-chimica-fisica) e la purezza (sostanza adatta al consumo umano dal punto di vista commercia­le, merceologico, legislativo ed igienico-sanitario) dei prodotti alimenta­ri. Detta legge assoggetta a vigilanza e controllo per la tutela della salute, la produzione ed il commercio delle so­stanze destinate all’alimentazione umana; inoltre prevede, tra l’altro, l’autorizzazione sa­nitaria (art.2 – oggi trasformata in DIA/ SCIA per la registrazione/riconosci­mento previsto dall’art. 6 Reg. Ce n. 852/2004); prevede l’etichettatura dei prodotti alimentari (art. 8); prende in considerazione le pubblicità impro­prie ed ingannevoli (art. 13).

Legge 283/62 art. 5

E’ vietato impiegare nella prepara­zione di alimenti o bevande, vendere o detenere per vendere o somministra­re come mercede ai propri dipenden­ti, o comunque distribuire per il con­sumo sostanze alimentari:

  1. private anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne (variate) la composizione naturale (o da disciplinare), salvo quanto disposto da leggi e regolamenti speciali;
  2. in cattivo stato di conservazione;
  3. con cariche microbiche superiori ai limiti che saranno stabiliti dal regolamento di esecuzione o da ordinanze ministeriali
  4. insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive, ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione;
  5. abrogato;
  6. abrogato;
  7. con aggiunta di additivi chimici (D.M.209/92) di qualsiasi natura non autorizzati con decreto del Ministro per la sanità o nel caso che siano stati autorizzati, senza l’osservanza delle norme prescritte per il loro impiego. I decreti di autorizzazione sono soggetti a revisione annuale;
  8. che contengono residui di prodotti (fitosanitari) usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate, tossici per l’uomo. Il Ministro per la sanità, con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto autorizzato all’impiego per tali scopi, i limiti di tolleranza (LMR) e l’intervallo per tali scopi, i limiti di tolleranza e l’intervallo minimo che deve intercorrere tra un trattamento ed il successivo
    (persistenza), tra l’ultimo trattamento e la raccolta (carenza) e per le sostanze alimentari immagazzinate, tra l’ultimo trattamento e l’immissione al consumo (tempo di persistenza; tempo di carenza; tempo di rientro (nel campo trattato); DL50 (= dose di veleno che uccide il 50% degli animali trattati).

Nel 1999 con il D.Lgs n. 507 del 30 dicembre 1999 viene introdotto nel qua­dro normativo nazionale la “Depenalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio” che porta il legislatore a trasformare, in varie norme vigenti, le sanzioni penali in sanzioni di natura amministrativa. Tuttavia non sono depenalizzati i reati previsti dagli articoli 5, 6, 12 della Leg­ge 283/62. Lo stesso Decreto, all’art. 5 introduce nel Codice Penale l’art. 517 bis che prevede la “circostanza aggra­vante” per le violazioni che interessa­no le produzioni alimentari protette da marchi europei. Le pene stabilite da­gli articoli 515, 516, 517 C.P. sono au­mentate (aggravate!) se i fatti da essi previsti hanno ad oggetto alimenti e bevande protetti da marchi europei (DOP-IGP-STG). In tali casi il Giudice di 1° grado, nel pronunciare la condan­na, se il fatto è di particolare gravità da cui sia derivato danno per la salute pubblica o in caso di recidiva specifi­ca, dispone la revoca del provvedimen­to che autorizza l’attività commerciale cui segue chiusura definitiva; in casi meno gravi dispone la sospensione del provvedimento con chiusura tempora­nea da cinque giorni a tre mesi.

In tale contesto vanno ricordati inol­tre altri articoli del codice penale come l’art. 473 C.P. (Contraffazione e Alte­razione dei marchi europei), art.474 C.P. (Introduzione e Commercio ne­gli Stati UE di prodotti con marchi contraffatti o alterati), art. 474 bis C.P (Confisca di tali prodotti), art. 474 ter C.P. (Circostanza aggravante: per dettagliata organizzazione delle azioni delittuose), art. 474 quater C.P (Circostanza attenuante: per dimostra­zione di collaborazione).

La Legge 99/2009 a sua volta ha in­trodotto nel Codice Penale gli artt. 517 ter (Fabbricazione e Introduzione/Com­mercio di prodotti DOP-IGP-STG con marchi EU usurpati -per profitto), 517 quater (Contraffazione, imitazione per­fetta e Alterazione – imitazione imper­fetta – di prodotti contrassegnati da marchi europei -per profitto), 517 quinquies (circostanza attenuante per dimostrata collaborazione), riguardanti altre fattispecie penali inerenti tali pro­duzioni.

Il D.Lgs 297/2004 aveva già previ­sto disposizioni sanzionatorie ammini­strative riguardo a violazioni che inte­ressavano le produzioni protette da marchi europei, senza tralasciare di prevedere la “riserva penale” per le varie fattispecie considerate nel Decre­to stesso. Per cui con la promulgazione della Legge 99/2009 viene a configu­rarsi un “concorso di norme” tra le due disposizioni legislative. Le due norme realizzano un concorso formale in quanto tutelano diverse oggettività giuridiche (la legge 99/2009 tutela la buona fede del consumatore; il D.Lgs 297/2004 tutela la salute del consuma­tore) e quindi sono entrambe applicabili, per cui utilizzando l’art 24 della Legge 689/81 ne deriva la com­petenza a conoscere del Giudice unico di 1° grado per entrambe le violazioni. Per la violazione amministrativa il Giu­dice può delegare a procedere l’Orga­no che l’ha accertata.

Di recente il Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, sicurezza alimentare e nutrizione ha presentato una bozza del Codice della sicurezza alimentare già sottoposto alla visione della Commissione Interregionale per il parere, in attesa di discussione al ta­volo della Conferenza Stato-Regioni, che prevede la depenalizzazione dei reati alimentari con la sparizione dell’azione penale (Capo VI). Ciò ha su­scitato notevoli proteste da parte di tutte le Associazioni di categoria ed in specie dei consumatori, con blocco dei lavori sul Codice.

Va inoltre ricordato che il Ministe­ro della Salute, periodicamente pub­blica, giusto art.8 della Legge 462/86 (metanolo!!), un Decreto Min. Sa­lute contenente l’elenco delle ditte commerciali e dei produttori del set­tore alimentare che hanno riportato condanne con sentenza passata in giu­dicato.

A proposito poi dell’art. 452 del C.P. (Delitti colposi contro la salute pubbli­ca) viene precisato che quando i fatti previsti dagli artt. 440, 442, 444 sono commessi per COLPA (lieve-media-grave per imprudenza, imperizia, negli­genza) e non per dolo, le pene stabili­te dagli articoli citati sono ridotte da un terzo ad un sesto.

Il D.Lgs 109/92 (etichettatura prodotti alimentari), nella fattispecie di etichettatura irregolare o assente = mancanza (sentenza Cassazione n. 27704/2010) realizza concorso di norme con l’art.515 del C.P. Si tratta, infatti, di concorso formale in quanto le due norme tutelano diverse oggettività giuridiche (il D.Lgs. 109/92 tutela la salute pubblica men­tre l’art 515 del CP tutela la buona fede del consumatore) e pertanto le norme sono entrambe applicabili (art.24 Leg­ge 689/81).

Per le frodi alimentari su trattate va presa in considerazione anche la FOR­MA TENTATA DEL DELITTO che consiste nel compimento di atti ido­nei diretti in modo non equivoco a porre in essere la fattispecie di reato senza che, tuttavia, si verifichi il peri­colo per la salute.

FATTISPECIE DI FRODI ALIMENTARI

Adulterazione (Codice Penale art. 440,442) Azione fraudolenta consisten­te in “modificazione”non dichiarata (in etichetta), dei componenti del prodot­to alimentare. Il prodotto viene priva­to di componente utile per la sua effi­cacia nutritiva e/o si aggiunge sostanza di scarso valore per aumentare il peso /volume. Modificazioni nella compo­sizione analitica del prodotto alimen­tare per aggiunta o sottrazione di com­ponenti senza che il prodotto venga modificato in maniera apprezzabile (lat­te scremato X intero—latte, vino an­nacquati).

Contraffazione (Codice Penale art. 440.442) Azione fraudolenta a “imita­zione perfetta” per far apparire un pro­dotto alimentare dotato di caratteristi­che diverse da quelle che realmente possiede. Il prodotto viene presentato e dichiarato con caratteristiche di un prodotto più pregiato. Totale “sostitu­zione” di una sostanza alimentare con un’altra di minor pregio,ingannando il consumatore. Frode molto pericolo­sa quando per sostituire i componenti originali/naturali si utilizzano sostan­ze nocive.(olio di semi (di colza =ac.erucico!!) X olio d’oliva—marga­rina X burro)

SOFISTICAZIONE

(Codice Penale art.515/art.5 L. 283/62) Azione fraudolenta consistente nel sostituire alcuni costituenti del pro­dotto alimentare con altri di minor pregio. Il prodotto viene trattato in modo da renderlo più attraente o si­mile ad altri prodotti più pregiati e quindi più costosi. “Aggiunta” all’ali­mento di sostanze estranee alla sua composizione per migliorare aspetto, mascherare difetti vari e di proce­dimenti produttivi, ravvivare il co­lore (nitriti nitrati), mascherare uso di materie prime di cattiva qua­lità.

Alterazione (Legge.283/62 art. 5) Azione fraudolenta consistente nella “variazione” delle caratteristiche di composizione ed organolettiche e quin­di nutrizionali di un prodotto alimen­tare, dovuta a fenomeni degenerativi spontanei o inadeguata/errata moda­lità di conservazione (eccessivo prolun­gamento dei tempi di conservazione: scadenza – t.m.c.)

Nei prodotti alimentari, sia naturali che composti-preparati secondo un dato disciplinare, sono presenti vari costi­tuenti in determinate proporzioni che vanno mantenuti costanti salvo modificazioni previste per legge. I coadiuvanti tecnologici, ad es., usati nelle lavorazioni per coadiu­vare il processo produttivo, non debbo­no assolutamente residuare all’interno del prodotto alimentare. (Es. assenza di esano – gas utilizzato per l’estrazione nell’olio di sansa di olivo).

FATTISPECIE DI FRODI ALIMENTARI:

  • false dichiarazioni in merito alla provenienza, alla qualità, alla compo­sizione, ed alle caratteristiche di un prodotto alimentare;
  • indicazioni ingannevoli ed insidio­se atte a magnificare indebitamente un prodotto alimentare e le sue caratteri­stiche;
  • mancata corrispondenza degli in­gredienti dichiarati in etichetta (realiz­zata attraverso l’assenza o minor con­tenuto);
  • mancata dichiarazione degli ingre­dienti vietati o di minor valore (olio d’oliva in luogo di olio extra vergine di oliva;
  • manipolazioni della data di sca­denza o del termine minimo di con­servazione.

Fonte: mensile di informazione sanitaria “Tutto Sanità Puglia” – Aprile 2012


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